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Coronavirus – Il rischio per una famiglia di ritrovarsi senza un tetto – La disumanità non ha limiti

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C’è un’altra faccia dell’essere umano ai tempi del coronavirus, in cui mentre la macchina della solidarietà di comuni cittadini e di imprenditori locali si muove in soccorso di chi ha bisogno, c’è invece chi, evidentemente, non è proprio sfiorato dalla sensibilità e dal buon cuore né in questo momento e né mai, probabilmente, visto quello che sta mettendo in atto in questi giorni ai danni di una famiglia residente nella nostra città.

La brutta storia che giunge alla nostra redazione riguarda un nucleo familiare vittima di una situazione incresciosa per mano di chi non sembra affidarsi neanche a un atto  di compassione; Adil (nome di fantasia), un extracomunitario regolarmente residente nella nostra città insieme a sua moglie e a sua figlia di pochi mesi, lavora o meglio lavorava, fino a prima dei provvedimenti restrittivi che hanno costretto la sospensione dell’attività, in un noto residence b&b nella zona residenziale di Corato dove da anni si è sempre occupato della pulizia delle camere, del giardino e della custodia dell’intera struttura comprensiva di numerose camere e di un ristorante, e sin dalla data della sua assunzione ha sempre risieduto presso la stessa struttura in una sorta di dependance affidatagli dall’allora amministratore, ma in questi giorni sta rischiando di perdere sia il lavoro che l’abitazione nella modalità più disumana possibile.

Cosa è accaduto?

Questa struttura negli anni ha subito un cambio di gestione che però ha mantenuto inalterato il rapporto di lavoro di Adil col nuovo gestore che gli rinnovava un contratto di comodato a titolo gratuito della dependance da lui già abitata, di cui però non gli è mai stata rilasciata una copia.

Già verso la fine dell’anno scorso però il gestore ha tentato in tutti i modi di allontanare Adil dal posto di lavoro e dall’abitazione senza motivazione alcuna tanto   da indurlo, con ogni mezzo, a sottoscrivere le dimissioni dal rapporto di lavoro che tra l’altro non gli venivano rilasciate in copia impossibilitandolo a sottoporla a un esperto di fiducia, ponendo in atto delle vere e proprie minacce lì dove Adil ha manifestato una riluttanza ad assecondarlo, paventando addirittura una sua presunta irregolarità all’interno della struttura affidata in comodato e minacciandolo di far intervenire la polizia di stato che, a suo dire, avrebbe arrestato lui e sua moglie rispedendoli nella loro terra d’origine.

La cosa assurda è che la presa di posizione del gestore, perché di questo sembra trattarsi, non si è placata affatto, per così dire, neanche in questo momento di emergenza sociale da coronavirus, anzi è degenerata e oltre alle minacce che sono all’ordine del giorno è passato anche ad azioni al limite della disumanità: dalla chiusura del contatore dell’acqua impedendogli di utilizzare, nonostante la consapevole presenza di sua moglie e di sua figlia neonata, l’acqua corrente anche per le più strette necessità di igiene e di sopravvivenza alla chiusura con lucchetto della cabina del contatore dell’energia elettrica dopo averlo distaccato manualmente, oltre a una richiesta di recesso, a mezzo raccomandata, del contratto di comodato gratuito sottoscritto circa due anni fa diffidandolo a lasciare la struttura libera da persone e cose entro sette giorni dal ricevimento.

Chiaro è che questa persona e i professionisti a cui si sta affidando probabilmente stanno trascurando, se non addirittura ignorando, l’impossibilità legata alla pandemia in atto di qualsiasi trasferimento in altra abitazione dovuta al blocco delle attività pertinenti al caso, mettendo in serio pericolo l’incolumità del nucleo familiare in cui è presente, ricordiamo, una piccola creatura di pochi mesi oltre al fatto che Adil non percepisce lo stipendio già da qualche mese dalla stessa persona.

Un calvario senza motivazione quello che questa famiglia è costretta a vivere che non lascia molto spazio alla speranza profusa, in questo difficile momento per tutti, da quella frase “Andrà tutto bene” perché finché esisteranno individui senza un briciolo di coscienza, andrà bene un bel niente e l’augurio per Adil e la sua famiglia è che venga fatta giustizia.

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