Home Cultura Estate, mare, vacanze, un buon libro da leggere…

Estate, mare, vacanze, un buon libro da leggere…

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Ecco alcuni degli ingredienti che hanno reso speciale la presentazione della seconda edizione di “E la chiamano estate” di Valentino Losito, edito dalla Secop Edizioni. Pare che anche il cielo abbia gradito regalando un tramonto spettacolare, quasi a confermare che la natura non si stanca mai si stupire e l’uomo non deve smettere mai di osservare e lasciarsi meravigliare.

Per la presentazione del librino (“vezzeggiativo” ha precisato l’autore!) è stata scelta una cornice splendida, quella del lido Matinelle di Trani, in cui ci si è calati completamente nelle atmosfere dei racconti di estati che non ci sono più, ma che restano indelebili nella memoria.

Raffaella Leone ha presentato, Nico Aurora, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, ha dialogato con l ‘autore, giornalista in quiescenza ma che non riuscirà mai a smettere di scrivere, mentre Nico Germano ha accompagnato con un amarcord musicale anni 60. L’iniziativa è stata dell’Università Santa Sofia, dell’editore Peppino Piacente e del lido ospitante. Rievocando le estati che furono, i tempi andati, ci si confronta con il presente perché il tempo di vacanza deve essere un tempo in cui fermarsi, fare silenzio e riflettere sul tempo presente di bulimia elettronica, in cui si sta perdendo la dimensione dell’umano e l ‘importanza del linguaggio e delle parole, a discapito dell’abuso dei social.

Il libro è il diario di vita di un’intera generazione, dedicato al padre dell’autore ma anche ai ragazzi, a cui si vuole mandare un messaggio, una testimonianza, una eredità di desiderio e amore per le parole e la cultura. Ogni capitolo è una cartolina, un recupero della memoria, una colorata ed estiva immagine che desta stupore, meraviglia, un invito a restare umani nelle autostrade elettroniche del presente, nel quale si sta smarrendo il valore del silenzio e delle parole.

Grazie Valentino, perché con i racconti di mezzo secolo fa possiamo comprendere ed apprezzare meglio ciò che l’esistenza porta a vivere anche nel tempo che verrà.

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