Il Tribunale di Potenza ha emesso oggi un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’avvocato Pietro Amara, l’uomo al centro dell’inchiesta denominata loggia Ungheria, e del poliziotto Filippo Paradiso ritenuto stretto collaboratore di Capristo a cui è stato disposto soltanto l’obbligo di dimora a Bari avendo ormai lasciato la magistratura dopo l’arresto di maggio 2020.

Ai domiciliari invece l’avvocato tranese, Giacomo Ragno, già condannato con rito abbreviato a 4 anni e 4 mesi nel processo denominato Sistema Trani, anche lui ritenuto amico di Capristo, e il commercialista Nicola Nicoletti, delegato dei commissari straordinari Ilva.

I capi di accusa nei loro confronti vanno dall’abuso d’ufficio, favoreggiamento e corruzione in atti giudiziari.

Nell’inchiesta è coinvolto a piede libero anche l’ex gip di Trani, Michele Nardi, anch’egli condannato in primo grado a 16 e 9 mesi nel processo denominato Sistema Trani, che, secondo le indagini basate anche sui racconti dell’imprenditore Flavio D’Introno, avrebbe utilizzato la sua funzione di ispettore ministeriale sostenendo Capristo come candidato alla nomina a procuratore di Trani in cambio di una tutela rispetto alle indagini di interesse di Nardi aperte all’epoca a Trani.

Capristo, Nardi, D’Introno, Ragno, l’ex pm tranese Antonio Savasta, il commercialista Massimiliano Soave e il ragioniere Franco Maria Balducci e il carabiniere Martino Marancia quest’ultimi indagati a piede libero per concussione con l’accusa di aver truccato due fascicoli di indagine della Procura di Trani, imponendo alle vittime di nominare Ragno come avvocato o Soave e Balducci come consulenti.

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