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La testimonianza di una giovane coratina – Io, vittima di tentata violenza, delusa dalla giustizia

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Iniziò a palpeggiarmi, avrei voluto reagire fisicamente ma fui assalita dal timore… , così mi feci piccola e iniziai ad urlare

Lorena (nome di fantasia) non sceglie una data a caso per rilasciare la sua testimonianza, ma il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che dal 1999 è una giornata di riflessione sui fatti legati a violenze fisiche, sessuali, psicologiche, stalking, revenge porn e a tutti quegli atti persecutori di cui sono vittime le donne.

Quest’anno, la giornata assume un significato ancora più particolare perché il lockdown causato dalla pandemia da coronavirus ha paralizzato tanti settori ma non ha fermato la violenza tra le mure domestiche impedendo, purtroppo, a chi era vittima di maltrattamenti di sottrarsi alle violenze, non potendo uscire di casa.
Nei primi dieci mesi del 2020 infatti i femminicidi sono stati più di 90, uno ogni tre giorni, e le richieste d’aiuto alle associazioni sono aumentate notevolmente (+73% dati ISTAT).

Ci sono voluti lunghi anni prima che questo tema così affliggente scuotesse le coscienze del mondo civile affinché proteggesse le donne dalla furia omicida di chi le strappava alla vita, liberandole da quel senso di impotenza e consegnando loro una speranza di giustizia, ma oggi non si può certo affermare, stando ai numeri, che l’ aumento dei cordoni di sicurezza sia dal punto di vista legale che assistenziale attorno alle donne abbia ridimensionato il fenomeno.
Neanche il codice rosso, che ha fatto il suo ingresso un anno fa nell’ordinamento penale per prevenire il femminicidio e proteggere le vittime, ha spaventato i carnefici.

Tante però, ma ancora non tutte, nel frattempo, sono state le donne che hanno trovato il coraggio di denunciare e che purtroppo non sempre hanno visto scontare la giusta pena ai loro aguzzini che, in alcuni casi, successivamente, hanno affondato il colpo con conseguenze che poi le cronache riportano, ed è lì che si fanno spazio delusione e rabbia tra le vittime proprio come è accaduto a Lorena, protagonista della testimonianza.
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La storia

Lorena, una giovane ragazza di venticinque anni, quasi un anno fa è stata vittima qui a Corato di una tentata violenza all’interno del portone di casa mentre rincasava – entrò dietro di me ma non immaginavo… pensavo stesse andando da qualche coinquilino tanto che salendo le scale lo invitai a passarmi davanti ma lui mi scaraventó contro il muro e iniziò a palpeggiarmi – racconta. Lorena in quel momento fu assalita da mille pensieri – avrei voluto reagire fisicamente spingendolo, magari, giù per le scale ma notai un borsello e fui assalita dal mio timore che potesse avere un’arma, che so un coltello… e colpirmi, così mi feci piccola e iniziai ad urlare e lui, per mia fortuna, scappò.

Lorena non ci pensa due volte a manifestare la sua volontà di esporre denuncia quando accorrono i vicini e la sua famiglia allertati dalle sue urla. La sera stessa salì in macchina e mentre si dirigeva con suo padre verso la caserma dei carabinieri  riconobbe il soggetto che era fermo poco lontano dalla sua abitazione. Chiesero così l’intervento delle forze dell’ordine che giunti sul posto, da Trani, lo portarono in caserma, dove lei subito dopo si recò per denunciare.

Da quel momento, però, non c’è stato nessuno sviluppo non si è saputo più niente, pensa – mi dice Lorena – che  non ci fu nessun fermo perché “in fondo” il reato di violenza non c’era stato, di questo i carabinieri mi avevano già informato.

Lorena da quella sera ha sempre vissuto con la paura – non sono più uscita per settimane, l’unica cosa che preferivo fare era lavorare per distrarmi e purtroppo mi è capitato di incontrarlo e di scappare alla sua vista col cuore in gola -.

Lorena è una ragazza forte – la vedo – reattiva, decisa ma allo stesso tempo segnata da quella terribile esperienza e quando le chiedo come si è sentita quella sera mi risponde “sporcata” – perché io sono riservata nell’esternare fisicamente le mie emozioni, sono così anche col mio fidanzato, con i miei amici e con la mia famiglia, non sono baci e abbracci, per farti capire, sono così caratterialmente ed essere toccata da uno sconosciuto, intimamente, è una vera crudeltà – racconta in lacrime.

Non mi vergogno, però, – continua – e sono convinta che l’unica arma è denunciare seppure una “misera arma” considerando  che poi la giustizia, in molti casi, non fa il suo corso, non tutela fino in fondo le vittime, che le pene non sono sempre adeguate e allora montano la rabbia e la delusione nel vedere impunito chi decide di rovinarti la vita senza tua colpa alcuna.

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