Home Economia La crisi economica a Corato – siamo vittime delle nostre scelte

La crisi economica a Corato – siamo vittime delle nostre scelte

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In questo periodo, in molte vie del centro della città si sono riaccese le luci di numerose vetrine appartenute un tempo, neanche tanto lontano, ad attività commerciali e botteghe.

L’impatto è molto piacevole perché finalmente in paese si rivive un po’ di fermento ormai perso da anni, peccato però che tutto questo sfavillio sarà a tempo determinato e tra un mese circa, l’incantesimo svanirà tra saracinesche abbassate e luci spente.

Ebbene sì, purtroppo andrà esattamente così perché quei locali vuoti da tempo oggi hanno ripreso vita semplicemente per aver momentaneamente ospitato i comitati elettorali che mai, come in passato all’interno del corso, se ne sono visti così tanti, considerato l’elevato numero di esercizi commerciali che nell’ultimo periodo ha chiuso i battenti.

Molti candidati oggi parlano di rilancio dell’economia e di dare impulso alle attività commerciali, molti slogan interessanti; ma quale proposta seria può essere il volano per una ripresa reale dei commercianti coratini?

Alcune coalizioni hanno avanzato l’ipotesi di riportare il mercato del sabato in centro, altre di creare sempre più attività culturali nel cuore della città per ridare linfa al commercio in tutte le sue sfaccettature, iniziative sicuramente lodevoli che però sembrano tralasciare un aspetto importante dell’economia.

Purtroppo nessuno al momento sembra aver posto attenzione sul modo in cui molte famiglie decidono di fare i loro acquisti orientati sempre più verso i grandi centri commerciali sparsi nelle periferie dei comuni limitrofi a discapito dei negozi presenti in città. Un fenomeno indubbiamente dannoso per l’economia causa della crisi dei nostri commercianti a cui vengono meno gli adeguati incassi con la conseguenza di non poter far fronte ai costi del personale e quindi sempre più mancanza di lavoro.

Attività doppiamente penalizzate se si pensa anche all’impossibilità di poter competere con i colossi della grande distribuzione dal momento che il potere contrattuale di questi ultimi è di gran lunga superiore a quello di un piccolo commerciante di paese.

Questo non è l’unico aspetto negativo, ce n’è uno ancora più serio che non si limita solo ai commercianti ma coinvolge anche le piccole e medie imprese locali soprattutto quelle legate al settore agroalimentare.

Molte di esse infatti trovano mercato vendendo i loro prodotti alla grande distribuzione, ma non tutti sanno che queste GDO attraverso i loro Buyer adottano una politica molto particolare che richiede alle aziende il versamento di somme di denaro utili a garantirsi la presenza sugli scaffali all’interno dei loro centri. Una strategia alquanto discutibile che mette in crisi le tante aziende costrette ad accettare tali condizioni per evitare di uscire dal mercato ma che al tempo stesso non riescono a dare il giusto valore ai loro prodotti con margini di guadagno tendenti sempre più al ribasso con tutto quello che ne consegue in termini di sviluppo anche occupazionale.

Allora che fare?

Di sicuro non spetta a noi trovare l’antidoto a questo male ma una cosa è certa, chiunque vinca le prossime amministrative una soluzione deve trovarla.

Noi ci limitiamo solo a dare dei suggerimenti: uno potrebbe essere quello di adottare delle agevolazioni fiscali di competenza ai comuni per le imprese, incentivi a chi apre attività in città soprattutto nel centro, supportare le start up avviate dai giovani talenti, patrocinare iniziative di co-marketing dei commercianti, studiare eventi ad hoc, come fiere e sagre, atti a valorizzare le nostre eccellenze locali, costituire consorzi uno su tutti quello della cultivar coratina e rivedere il modus operandi di alcune cooperative che, spesso ostaggio della politica, tutto fanno tranne che tutelare gli interessi dei propri soci. (Quest’ultimo punto sarà oggetto di approfondimento nel prossimo numero de Il Quarto Potere in uscita a maggio).

Occorre assolutamente un rilancio dell’economia locale che potrà realizzarsi solo nelle mani di figure altamente competenti e sensibili alle sorti della città, un impegno serio e di grande responsabilità da cui sarebbe meglio esimersi sin da subito per chi, mano sulla coscienza, non si ritiene all’altezza del compito e soprattutto se consapevole di non poter agire liberamente e senza alcun tipo di condizionamento.

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