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Wally, una vita tra canile, città e masseria

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Wally non è un cane randagio. C’è stato un tempo, ormai lontano, in cui viveva in città, era il terzo di una cucciolata di ben nove cuccioli.

(Un racconto tratto dal libro “cani99  e un lupo” di Giuseppe Carlucci). La mamma era una randagia che viveva in periferia ad Altamura e riusciva a sopravvivere grazie alla compassione di alcuni abitanti che le portavano qualche avanzo di cucina, delle ossa e più raramente dei croccantini.

Poi un giorno accadde che un bel cane lupo di proprietà di un signore di Altamura che era solito portarlo a passeggio nelle ore pomeridiane senza guinzaglio nei pressi delle antiche mura della città pensò bene di accoppiarsi con la mamma di Wally pur tra le grida e proteste del suo padrone che non era riuscito ad evitare il “fattaccio”, nacquero così Wally ed i suoi fratelli.

La mamma partorì nell’androne di un vecchio portone, perché erano giornate fredde e piovose. Dopo quel parto qualcuno la portò in una grande stanza bianca dove c’era un signore anche lui vestito di bianco. Nella stanza c’era un odore molto sgradevole, poi la sua mamma si addormentò e da quel giorno non ebbe più altri cuccioli.

Ma torniamo a Wally, da piccolo era stato adottato da una signora anziana che viveva proprio in quel portone dove la mamma l’aveva messo al mondo e dei suoi fratellini e sorelline Wally non seppe più nulla. Rimase con quella che per lui era la sua padrona ben tre anni, si volevano tanto bene e si facevano compagnia a vicenda perché la vecchia signora ormai vedova non aveva mai avuto figli. Poi accadde una tragedia; la sua padrona fu investita da un’auto e finì in coma in ospedale.

Quel giorno Wally non era con lei era stato lasciato in casa da solo, come altre volte, quando la sua padrona andava a far la spesa al mattino al supermercato a poche decine di metri dalla loro casa, ma quel giorno la sua padrona non rientrò. Wally l’aspettò a lungo ma niente.

Il povero cane rimase in casa per ben cinque giorni soffrendo la sete e la fame e costretto a far i bisogni in casa, cosa che non faceva da quando era piccolissimo. Alla fine il suo prolungato latrare aveva costretto i vicini a chiamare i pompieri che avevano sfondato la porta e l’avevano portato via di lì.

Wally non rivide mai più la sua cara padrona. Lo misero in un canile.

Dopo qualche mese di una vita da prigioniero finalmente un signore lo adottò. Wally pensava che sarebbe tornato in una bella casa come quella della sua vecchia padrona ma non fu cosi. Il suo nuovo padrone era un massaro proprietario di una masseria tra Altamura e Santeramo e cercava un cane per sorvegliare le pecore. In verità Wally non aveva mai fatto il cane da pastore anche se suo padre era un pastore tedesco di razza pura.

I primi mesi in masseria furono durissimi, tanto freddo, poca roba da mangiare e quel poco doveva anche contenderselo con gli altri cani. Comunque piano piano Wally riuscì a farsi valere, imparò a tenere a bada le pecore (che a suo dire sono veramente stupide) ed a abbaiare a volpi e lupi.

Oggi Wally ha nove anni ed ogni tanto pensa alla sua vecchia padrona ed alla sua bella vita di un tempo ma anche al canile piccolo e puzzolente, dove rimase chiuso per qualche mese. Ora vive in masseria e la vita in Murgia gli appare meno dura, in particolare nelle sere di primavera, quando si addormenta all’aperto vicino un pero selvatico in fiore, inebriato dal suo profumo sotto un cielo trapunto di stelle.

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