Home Murgia da vivere La volpe nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia – La storia di Ninett

La volpe nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia – La storia di Ninett

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Effusioni amorose

Nondum matura est; nolo acerbam sumere.” “Non è ancora matura; non voglio coglierla acerba!“.

E’ una delle frasi più famose della favola di Esopo “La volpe e l’uva” il significato insito nella breve favola  ci insegna che molti uomini, che per incapacità non riescono a superare le difficoltà, accusano le circostanze.

Ma la favola, in qualche modo, umanizza la volpe e la rende scaltra al punto da “inventare” una scusa.

Moltissimi sono i racconti e le favole in cui è presente la volpe, di lei ne parla Esopo nelle favole: Il granchio e la volpe; Il leone, la volpe e il cervo; La volpe e il rovo; La volpe e la cicogna; La volpe e l’uva; Il leone, l’orso e la volpe; La volpe e il leone. Ma anche La Fontaine, Fedro, Tolstoj e persino Leonardo Da Vinci hanno scritto racconti in cui la volpe è protagonista attribuendole una particolare scaltrezza.

La volpe nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia è presente in tutti gli habitat, dalle aree poste a coltura ai boschi alle pinete alloctone sino al pascolo arbustato.

E’ un mammifero onnivoro ed opportunista. La sua dieta si basa principalmente su piccole arvicole e topi di campagna, ma non disdegna uova e pulli di specie terricole, mangia anche frutta caduta dagli alberi, uva e more.

La volpe costruisce una tana abbastanza grande e con diverse aperture, che possono essere anche distanti tra loro, quando i cuccioli diventano sufficientemente grandi da uscire dalla tana iniziano a giocare tra loro entrando ed uscendo dalle varie aperture.

Questo comportamento anni fa portò un mio amico a cadere in un grosso equivoco, infatti dopo aver individuato una tana di volpe, in uno dei boschi di Ruvo,  si nascose nei pressi della stessa per vedere e fotografare i cuccioli.

Lui aveva individuato uno degli ingressi della tana ma non immaginava che questa ne avesse altri. Mi raccontò così, con enorme stupore, di aver visto con i propri occhi uscire dalla tana ben 48 cuccioli. Giurò di averli contati ad uno ad uno mentre uscivano. Altre persone sostengono che la volpe è capace di arrampicarsi sugli alberi, ma non è così.

Nel Parco c’è un altro mammifero che è un ottimo arrampicatore e che riesce tranquillamente a salire su alberi anche molto alti per cibarsi di uova e nidiacei ed è la faina, ma non la volpe.

Devo anche raccontarvi che un vecchio pastore mi raccontò che era possibile “richiamare” la volpe imitando lo squittio del topo di campagna. E la cosa l’ho sperimentata in più occasioni e si è rivelata fondata, la volpe è molto accorta ma anche curiosa ed il verso del topo se ben fatto può certamente attirarla, in particolar modo se non vede chi lo emette.

Mi è anche accaduto nel corso dei miei sopralluoghi in veste di guida ambientale di assistere allo spettacolo di volpi che cacciavano topolini di campagna nei seminativi, facendo grandi balzi sulle quattro zampe per spaventare il topolino e farlo uscire all’aperto per catturarlo. In un’altra occasione ho avuto il piacere di vedere una coppia di volpi amoreggiare in primavera.

Un tempo i vecchi pastori ed i cacciatori raccontavano che vi erano due “tipologie” di questo mammifero, facendo una distinzione tra la volpe di bosco e quella di murgia. Quella di bosco era più piccola e con un mantello più rossiccio mentre la volpe “murgiana” risultava notevolmente più grande e con un mantello molto molto scuro.

Ovviamente si tratta di una distinzione che non ha alcun fondamento scientifico tuttavia mi è realmente accaduto negli anni di vedere, in alcune aree più remote dell’Alta Murgia, volpi con mantelli particolarmente scuri.

Un tempo, la volpe era considerata un animale nocivo e venivano organizzate vere e proprie battute di caccia che impegnavano decine di persone tra battitori e cacciatori e che potevano portare all’abbattimento di molti esemplari.

Occorre anche dire che agli inizi del secolo scorso la volpe era cacciata anche per la sua carne che certo era molto meno pregiata di quella di lepre ma veniva comunque consumata. Anche le pelli venivano conciate per farne stole per le signore o vere e proprie pellicce. Ricordo che proprio a Corato in via Gravina c’era un conciatore di pelli molto bravo che acquistava le pelli dai cacciatori.

La volpe è il carnivoro con l’areale di presenza più vasto al mondo, infatti è presente in tutto l’emisfero boreale dal circolo polare artico al Nord Africa, dal Nord America all’Eurasia.

Alla fine del secolo scorso, stante anche la notevole pressione venatoria, non era facile avvistare una volpe in murgia, ma con l’istituzione del Parco Nazionale dell’Alta Murgia nel marzo del 2004 ed il conseguente divieto di caccia nell’area protetta il suo numero è aumentato in modo esponenziale. Oggi è davvero molto facile avvistare una volpe all’interno dell’area protetta soprattutto durante le ore del crepuscolo.

Tuttavia la volpe rimane un animale selvatico a cui non deve essere offerto del cibo perché ciò potrebbe alla lunga rivelarsi fatale per la stessa volpe. A tal proposito voglio parlarvi di Ninett una giovane volpe che era solita “frequentare” l’area di murgia nei pressi del Roxy Bar di Poggiorsini.

Ninett era diventata quasi domestica, si faceva tranquillamente vedere anche nelle ore diurne e spesso si avvicinava al bar per avere qualche boccone prelibato: un pezzo di formaggio o di salsiccia. Addirittura dal proprietario del bar prendeva delicatamente il cibo dalle mani. Era davvero molto bello vederla così a pochi passi.

Tuttavia nel tempo Ninett era diventata poco cauta e si fidava di tutti, aveva ormai perso quella “naturale diffidenza” nei confronti degli uomini che tutti gli animali selvatici hanno. Accadde così che un giorno, mentre era nei pressi del Bar sulla strada provinciale cercando di attraversarla fu investita da un’auto che procedeva a forte velocità.

Ora in memoria di Ninett nei pressi del Roxy Bar vi è una piccola statua a ricordare questa piccola volpe che si era fidata troppo degli uomini. Ma tante, tantissime sono le volpi che trovano la morte lungo le strade del Parco.

Purtroppo in molti percorrendo le strade del Parco Nazionale dell’Alta Murgia dimenticano di essere in un’area protetta e sfrecciano ad alta velocità non rispettando i limiti esistenti.

Vorrei ricordare a queste persone che oltre a mettere a repentaglio la vita della fauna selvatica presente nel Parco mettono a repentaglio la loro stessa vita poiché impattare ad alta velocità contro un cinghiale (che pesa tra i 90 ed i 120 Kg.) vuol dire distruggere la propria auto e rischiare la propria vita.

 

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