Home Murgia da vivere Lo Zafferanastro giallo sulla nostra Murgia: una pianta solo da ammirare

Lo Zafferanastro giallo sulla nostra Murgia: una pianta solo da ammirare

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Lo zafferanastro giallo è una delle piante che fioriscono sulle aride colline del Parco Nazionale dell’Alta Murgia in autunno. A guardarlo il fiore sembra un piccolo tulipano giallo, simile al tulipano dei campi (Tulipa sylvestris), che però fiorisce in primavera, da molti è chiamato impropriamente croco giallo, ma non si tratta di un croco, infatti contando gli stami si nota subito che la Sternbergia ne ha sei mentre i crochi ne hanno tre. La pianta non è commestibile ed i bulbi, che assomigliano molto a quelli dei narcisi, sono molto velenosi.

La pianta prende il nome da Caspar (Kaspar) Maria von Sternberg (1761-1838), botanico boemo ritenuto il fondatore della paleobotanica moderna, e lutea proprio perché gialla.

Lo zafferanastro giallo è una pianta perenne, bulbosa, che può raggiungere i 20-22 cm di altezza, è tipica del bacino del Mediterraneo ma anche dell’Asia occidentale. In murgia la si trova un po’ dappertutto in autunno, con particolare intensità nelle aree più aride. In particolare sulle pendici del Pulicchio di Gravina e del Pulo di Altamura.

I fiori sono ermafroditi con 6 petali di colore giallo intenso e brillante, lunghi circa 4 cm e larghi 2. Il fiore presenta 6 stami con le antere di colore arancione, mentre le foglie sono lineari, arrotondate in sommità, di colore verde scuro. L’apparato radicale è collegato a un bulbo, di forma oblunga di 3 cm circa di larghezza, ricoperto da tuniche di colore scuro.

Nelle nostre zone fiorisce tra fine settembre ed ottobre. Preferisce i terreni aridi e pietrosi e non è difficile trovarla anche tra i sassi e negli anfratti delle rocce. La pianta non è commestibile ed i bulbi, sono molto velenosi. A tal proposito alcuni anni fa un raccoglitore occasionale, in Murgia, scavando bulbi di lampascioni, erroneamente raccolse anche dei bulbi di zafferanastro. I bulbi furono regalati ad un pensionato di Gravina in Puglia che non conoscendoli e non distinguendoli li cucinò e li mangiò con nefande conseguenze.

Voglio ricordarvi che la pianta non va assolutamente raccolta sia perché estremamente velenosa sia perché è protetta ed è inserita nell’Allegato II della CITES (Convenzione sul commercio internazionale di specie di flora e fauna minacciate di estinzione, più semplicemente nota come Convenzione di Washington)

 

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