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“A scuola di legalità” Il cambiamento è possibile: la testimonianza di un ergastolano che ce la sta facendo

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di Fernando Maldera 2^D Agr.

Il mese scorso, le classi seconde e quarte dell’Istituto Tecnico Agrario di Andria presso l’auditorium hanno partecipato ad un incontro promosso ed organizzato dalla professoressa Saccotelli. Fulcro della conferenza, cui è seguito un breve dibattito, è stato il tema della legalità.

 

Può apparire singolare la presenza, sullo stesso palco, di tre figure molto diverse: un magistrato (Giannicola Sinisi), un sacerdote (don Riccardo Agresti) e un ergastolano (Vincenzo Sgarra) che tuttavia condividono una stessa missione e uno stesso messaggio, ovvero dimostrare che il cambiamento è sempre possibile.

 

Il carcere non serve a “guarire” la società – afferma G. Sinisi; il carcere isola e, dunque, non favorisce il reinserimento del detenuto nella collettività. Né il benessere, né la felicità possono essere scopi di vita – secondo il magistrato.

 

L’unico vero valore della vita è la libertà, che garantisce il progresso della società.

 

Per questo, il fine della giustizia non è punire, ma garantire la libertà a tutti, distruggendo la “platea di indifferenza” e stimolando i cittadini ad esercitare una libertà attiva, che non può prescindere dal principio di “responsabilità”. Fondamentali sono, quindi, le associazioni di volontariato che cercano di offrire un’opportunità, recuperando le persone che hanno sbagliato e sono state condannate, per reinserirle nel circuito della società.

È questa la missione del progetto diocesano “Senza sbarre”, promosso e gestito da don Riccardo Agresti, che, dopo aver raccontato la sua precedente esperienza come parroco di un quartiere difficile di Andria, ha presentato il programma di accoglienza, sostegno ed ascolto rivolto a detenuti o ex detenuti.

Il parroco della chiesa di San Luigi sita ai piedi del Castel Del Monte e responsabile della comunità San Vittore ha affermato l’importanza della formazione al lavoro per questi uomini, affinché essi possano essere educati ad una vita produttiva e onesta, anche alla luce di una attenta riflessione sugli errori commessi.

L’iniziativa “Senza sbarre” si pone, quindi, come obiettivo quello di concretizzare una rete di accoglienza residenziale e semiresidenziale per detenuti ed ex detenuti, nell’agro di San Vittore, ad Andria: otto ettari di terreno da sistemare e coltivare, spazi adibiti alla lavorazione di prodotti esclusivi a marchio “Senza Sbarre“, perché il lavoro nobilita l’uomo e lo rende libero.

A dimostrare la validità di tale iniziativa è stata la testimonianza di un ergastolano, oggi in regime di semilibertà: Vincenzo Sgarra, “figlio” di don Riccardo, perché a lui si è rivolto, per essere aiutato, circa dieci anni fa.

Tragico e toccante il racconto della sua vita: prigioniero di una spirale di reati reiterati, il signor Sgarra ha trovato la forza e il coraggio di reagire e tornare a vivere, proprio grazie all’amicizia e al conforto di don Riccardo e della sua comunità.

Oggi, Vincenzo è un uomo prostrato dal dolore -un dolore condiviso dalla sua famiglia-, ma consapevole di aver sbagliato e di aver percorso una strada, quella della delinquenza, senza uscita.

Una straordinaria lezione di filosofia e di diritto sui temi della libertà e della legalità, l’impegno concreto ed autentico di un sacerdote e il drammatico racconto di un ergastolano sono stati per i ragazzi le testimonianze più credibili di come si possa realizzare, seppur in modalità differenti, una cittadinanza attiva.

 

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