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Matrimonio arcobaleno a Corato – Intervista alle spose Gabriella e Francesca

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Fiori d’arancio per Gabriella Saragaglia e Francesca Ciconte, il matrimonio arcobaleno che si celebrerà domani a Corato 24 agosto.
Due donne che toccano questo traguardo con una tale consapevolezza frutto di un percorso lento e maturo.

Un unione la loro che poteva anche rimanere tale: “Perché noi ci sentivamo già una famiglia e bastava il nostro amore a tenerci unite ma si sa che la società impone delle regole e per non essere invisibili bisogna adeguarsi, dice Gabriella. È stato uno spiacevole episodio a far scattare il bisogno di riconoscere il nostro rapporto, una questione pratica per tutelare i nostri diritti. Francesca, la mia compagna, doveva subire un piccolo intervento ambulatoriale, lei è una fifona e volevo starle vicino ma non mi è stato possibile perché per l’infermiera non ero nessuno, nessun grado di parentela mi rappresentava, quella negazione mi ha fatto letteralmente salire il sangue al cervello ed è stata la spinta che ha fatto scattare in noi l’idea del matrimonio.

D’altra parte c’è chi ha lottato per le unioni civili quindi perché negarci questo diritto”?

Gabriella e Francesca quando si parla di omosessualità si deve fare i conti col concetto di normalità dettato da un retaggio culturale, dai valori cristiani, dal fattore biologico… e inevitabilmente si parla di diversità, cosa ne pensate?

Francesca: per me è una differenza che non dovrebbe esistere, cos’è la normalità nei sentimenti? Se due persone si amano non dipende sicuramente dal sesso, anche per noi potrebbe essere anormale che si amino un uomo e una donna ma è un problema che non ci poniamo.  Perché porselo dall’altra parte?  A chi spetta stabilirlo? A mio parere a nessuno. L’omosessualità non è un devianza, fa parte della natura. Ovvio che ci sono dei limiti di natura biologica, personalmente ad esempio sono consapevole che, naturalmente, con la mia compagna non potrei mettere al mondo un figlio, ecco forse l’unica vera diversità, e sinceramente non sento di sfidare la natura.

Deduco che forse sei più propensa alle adozioni e non all’accanimento di alcune coppie gay di avere un figlio a tutti i costi ricorrendo alla procreazione assistita, utero in affitto e via discorrendo?

Francesca: assolutamente sì, non condivido invece il fatto di avere un figlio a tutti i costi contro natura ma questo vale anche per le coppie etero. Qualcuno dice di sentire il bisogno di avere un figlio proprio ma a mio avviso non potrei mai sentire un figlio mio ricorrendo a un’inseminazione artificiale per intenderci, sarebbe per metà un figlio al buio.

Gabriella: condivido a pieno quello che dice Francesca, sono d’accordo anch’io sulle adozioni, per chi volesse, però per quanto mi riguarda non mi imbarcherei mai nella trafila della burocrazia, credo che ci siano tanti modi per donare amore e ci sono tanti bambini che ne hanno bisogno. Io non punterei su una vera adozione ma aiuterei volentieri insieme a Francesca un bambino che vive in una famiglia in difficoltà, per esempio, donandogli affetto, amore, garantendogli una prospettiva di vita senza necessariamente strapparlo ai genitori naturali. Credo che possa essere una buona regola di vita che prescinde dall’essere omosessuale o etero.

Siete mai state vittime di atteggiamenti omofobi?

Francesca: fortunatamente no, ma è un fenomeno che esiste e non va trascurato.

Gabriella: ci riteniamo fortunate in questo senso, non conosciamo l’omofobia però devo sottolineare quanto sia importante l’informazione e soprattutto l’educazione al rispetto altrui sin dalla tenera età. Ci è capitato una volta che mentre passeggiavamo mano nella mano una bambina ci ha gridato contro “lesbiche” sotto l’indifferenza totale dei genitori e questo ci ha fatto molto male. Se un bambino quella parola l’ha usata come un insulto è perché qualcuno gliel’ha inculcata e se un genitore non interviene non ci sono altre spiegazioni.

Quando avete capito di avere un orientamento sessuale diverso?

Gabriella: sin da bambina ma non mi accettavo. Crescendo ho avuto anche relazioni etero pensando che il sesso opposto potesse distrarmi dalla mia vera identità e convincermi del contrario ma quando ero sola con me stessa pagavo il conto. Ho impiegato molto tempo a fare chiarezza dentro di me e a vincere la paura di fare outing.

Francesca: anch’io ho scoperto sin da subito di provare attrazione verso il mio stesso sesso, per quanto mi riguarda non ho neanche provato a distrarmi o a farmi convincere del contrario, ma la sensazione di turbamento che avverti è devastante e ha bisogno di tempo e lavoro interiore prima di essere sanata. Sono tanti i pensieri che ti assalgono e poi ti viene subito in mente; cosa racconto ai miei?

Ecco Francesca hai anticipato la mia domanda. Dichiarare la propria omosessualità ai genitori non è sicuramente facile, come avete vissuto quel momento e qual è stata la loro reazione?

Vogliamo subito lanciare in coro un messaggio importante a riguardo.

È fondamentale per un ragazzo o una ragazza che già deve mettersi a nudo con se stesso avere il massimo supporto dei genitori, fratelli e sorelle se ci sono. Fuori c’è una società crudele ostaggio ancora di tanti pregiudizi e preclusioni mentali che non sempre fa sconti ma con cui inevitabilmente ci si deve rapportare perciò, questi ragazzi non devono mai dubitare dell’amore della propria famiglia, punto fermo e necessario per accettare la nuova identità.

Noi tutto sommato siamo state fortunate anche in questo ma solo successivamente a momenti un po’ tormentati.

Gabriella: credo che loro qualcosa avessero percepito per quanto io riuscissi a confonderli con i miei tanti amici maschi.  Mio padre, mancato prima che mi dichiarassi, mi diceva sempre che ero un maschio mancato e mia madre aveva intuito che non facevo pazzie per nessun ragazzo e un po’ le suonava strano. Ma di qui ad accettarlo quando gliel’ho raccontato non è stato semplice. È passato parecchio tempo prima che mia madre metabolizzasse, sono andata persino via di casa ma ora è la mia grande forza.

Francesca: vero loro lo sentono ma forse sperano fino in fondo di aver preso un abbaglio e non è mai semplice dichiararsi, ma aggiungo che anche per i genitori è un momento di disorientamento totale comprensibile. I dubbi che li assalgono sono tantissimi e si chiedono dove hanno sbagliato prima di capire che non c’è stato nessuno errore e a decidere è stata semplicemente la natura. Alla fine hanno condiviso e accettato il mio percorso.

Come vi siete conosciute?

Attraverso fb eravamo iscritte a un gruppo e abbiamo iniziato a chattare in privato maturando un’affinità mentale sempre più crescente fino a sentire il desiderio di incontrarci. L’impatto non è stato positivo pensavamo di conoscerci ma non era così però non volevamo perderci e abbiamo avuto ragione perché oggi stiamo realizzando il nostro progetto d’amore.

Certo è il sogno di tutte le donne, abito bianco, principe azzurro… avete mai immaginato da piccole questo giorno, a un certo punto della nostra vita un po’ tutte lo facciamo, come lo sognavate?

Gabriella: seppur nella mia confusione più totale ricordo di aver pensato sempre al matrimonio classico, al tipico matrimonio del sud per capirci e devo dire che sto tenendo fede al mio sogno.

Francesca: sai non credo di averlo immaginato, di solito una donna lo immagina con un uomo e non era il mio caso e pensando a una donna non riuscivo a sognarlo, forse perché nel mio periodo era inconcepibile il matrimonio tra lo stesso sesso. E poi eccomi qua!

E sono veramente felici le due spose, frizzanti e gioiose ma anche un po’ stanche perché i preparativi fervono anche se c’è la super mamma di Gabriella che partecipa attivamente, sin dalla scelta dell’abito da sposa, mi dicono.

Quindi avrete un abito da sposa?

Certo, risponde subito Gabriella, e avrei anche esagerato nella scelta ma ho dovuto trovare un compromesso con Francesca perché ti svelo che avremo lo stesso abito ma non chiedermi altro.

Confesso che ci ho provato ad avere altre notizie ma sono state irremovibili anche se sull’abito qualcosa in più so ma ho promesso di non scriverlo.

Allora non ci resta che aspettare e augurare tutto il meglio a due donne che con le idee chiare e forte determinazione hanno spianato la propria strada.

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